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Chiamati ad essere "sentinelle della pace" Messaggio alla Diocesi
Carissimi, come sapete, domenica scorsa abbiamo celebrato a Milano il Convegno diocesano "Pacem in terris. La posizione della Chiesa sulla pace". Il momento che abbiamo vissuto ci impegna ora a continuare e a rilanciare un cammino di pace. Sento per questo il bisogno di riproporre a tutti l’appello del Papa ad essere "sentinelle della pace, nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo", vigilando "affinché le coscienze non cedano alla tentazione dell’egoismo, della menzogna e della violenza" (All’Angelus del 23 febbraio 2003).
Per essere autentiche "sentinelle della pace", dobbiamo lasciarci guidare dalla voce della coscienza, nel suo compito di discernimento e di decisione operosa. La voce della coscienza ci chiede di "discernere", ossia di riconoscere e giudicare, nella verità, i valori e le esigenze delle persone e dell’ordine sociale. Esprimiamo, dunque, un "sì" convinto alla pace e a tutto ciò che è necessario perché si realizzi e, insieme, un "no" deciso a quanto la turba o la distrugge. Per non cadere, però, in uno scorretto pacifismo, è necessario: - educare la propria coscienza, conoscendo e approfondendo la dottrina sociale della Chiesa sulla pace e sulla guerra; - evitare ogni reazione emotiva e irrazionale di fronte alle posizioni che emergono su questi problemi; - essere attenti e critici nei confronti delle possibili manipolazioni della verità da parte dei mass media.
La voce della coscienza ci spinge anche ad "agire". È necessario impegnarci a "fare" opere di pace. Sì, la pace va fatta: in casa, nella scuola, sul lavoro, in ogni ambiente della vita sociale, a livello politico, in ambito nazionale e internazionale. Va fatta da tutti, nessuno escluso, perché la pace – oltre che dai responsabili dei popoli e delle nazioni – dipende anche da ciascuno di noi! Seminiamo, dunque, "gesti quotidiani di pace", coltivando atteggiamenti di sincerità, di stima e di accoglienza dell’altro, di pazienza e di generosità, di amore e di perdono.
Per essere "sentinelle della pace" come discepoli del Signore che testimoniano la novità cristiana, ci è chiesto di lasciarci guidare da una coscienza illuminata dalla fede e animata dalla carità. Riconosciamo, allora, che la pace è "dono" di Dio, comunicata agli uomini mediante la Croce e il sangue di Gesù, "nostra pace". Questo stesso "dono" oggi lo ritroviamo e lo incontriamo nella Chiesa e, in particolare, nell’Eucaristia. Continuiamo, dunque, ad attingere dalla celebrazione eucaristica, soprattutto domenicale, la grazia che ci rende persone pacificate e che sanno diffondere pace. La pace è sì dono di Dio, ma è un "dono affidato agli uomini". Viviamo, perciò, la "missione", consegnata a tutti noi cristiani, di annunciare, celebrare e testimoniare il "Vangelo della pace": - annunciamolo, facendo risuonare sempre la parola della pace, anche quando sembra venir meno la speranza di poterla realizzare; - celebriamolo nell’Eucaristia e mediante una preghiera umile, fiduciosa e insistente, che invoca dal Signore il grande dono della pace; - testimoniamolo, con una carità concreta e operosa, sempre pronta a perdonare, riconciliare e far crescere la comunione nei rapporti tra le persone, in famiglia, negli ambienti di vita e nella stessa comunità cristiana.
Carissimi, essere "sentinelle della pace" è un compito impegnativo e, spesso, non privo di tante difficoltà. In questo compito, però, una certezza ci accompagni e ci sostenga: non siamo soli! Con noi c’è lo Spirito di Dio! È lui il vero e grande protagonista dell’edificazione della pace! Lasciamoci, dunque, guidare e animare dallo Spirito di Gesù per essere autentici "operatori di pace".
E se, nonostante tutto ciò, dovesse scoppiare la guerra? E se questa guerra venisse dichiarata e condotta a dispetto del diritto internazionale e di ogni principio morale? In questa ipotesi deprecabilissima – che speriamo sempre non si verifichi –, che ne sarebbe delle indicazioni di questo messaggio? Dovremmo forse perdere la fiducia e abbandonarci alla delusione perché tutti i tentativi di scongiurare la guerra sono falliti e la nostra stessa preghiera sembra non essere stata esaudita? No, carissimi! Anche in questa gravissima e inaccettabile situazione, dovremmo continuare ad essere "sentinelle della pace"! Proprio in tempo di guerra, infatti, la missione delle sentinelle si fa più preziosa e necessaria. Da sentinelle vigili e accorte, dovremmo dunque: - condannare questa guerra e chiedere che finisca, utilizzando anche ogni mezzo democratico per far sentire la nostra voce e incidere sull’opinione pubblica; - continuare a praticare il dialogo e il perdono, nella convinzione che essi hanno un valore giuridico e politico anche nei rapporti tra gli Stati; - non perdere mai la fiducia nel Signore, ma rinnovarla ancora di più, intensificando l’impegno della preghiera, della penitenza e della carità; - convertire il nostro cuore e intercedere perché si converta il cuore di quanti non hanno fatto abbastanza per evitare la guerra e di quanti l’hanno caparbiamente voluta.
Su ciascuno di voi, sulle vostre famiglie e sulla vostra parrocchia, invoco di cuore la grazia e la benedizione di Dio. Il Signore rivolga il suo volto su di voi e vi doni la sua pace! La doni – la ridoni! –, in particolare, al Medio Oriente! La doni ad ogni uomo! La doni al mondo intero!
Milano, 17 marzo 2003 Il vostro Arcivescovo + Dionigi card. Tettamanzi |