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Icone in mostra

 

Strani tempi viviamo. In nome della filosofia si riduce la religione a morale e in nome della scienza si pone una frattura netta tra persone e cose. Si è religiosi, se si cerca il bene e si è persone, se, come ha scritto un filosofo, “i significati si trovano nella mente e non nelle cose”.

Le sacre Icone ricordano all’uomo che religione è anzitutto ricerca del Volto di Dio, rivelato nella persona di Gesù Cristo. E ricordano alla scienza che il Volto iscritto nella tavola dipinta non è cosa tra le cose, ma presenza che annuncia la persona.

Di qui la proposta di un itinerario alla ricerca di quel Volto in cui ogni altro volto può sperare di riconoscersi: il volto del Dio che si fa uomo, e  quello dei testimoni che recano in sé il riflesso della somiglianza con Dio.

Antica o moderna, l’Icona è arte ed è culto; ma è soprattutto l’esperienza di una relazione nella quale i confini tra visibile e invisibile, tra cose e persone, diventano incerti, perché qualcosa avviene e Qualcuno accade.



Icone in mostra

Credo in Gesù Cristo morto e risorto
- Cristo occhio ardente
- Resurrezione di Lazzaro
- Ingresso a Gerusalemme
- Ultima cena
- Crocifissione
- Deposizione nel sepolcro
- Discesa agli inferi
- Le mirrofore al sepolcro
- Il appare a Maddalena
- I discepoli di Emmaus
- Tommaso
- La fede di Pietro
- Pentecoste
- Cristo tra le potenze

Credo in Gesù Cristo nato da Maria
- Annunciazione
- Madre di Dio odigitria
- Madre di Dio di Kerson
- Madre di Dio che intercede
- Madre di Dio della tenerezza
- Cristo Eleimon
- Cristo occhio di fiamma
- Cristo Pantocrator
- Lo sposo

Credo la Chiesa
- Angelo custode
- Arcangelo Gabriele
- Arcangelo Michele
- Arcangelo Raffaele
- P. Matteo Ricci
- San Basilio
- San Francesco
- San Giovanni Battista
- San Giuseppe
- San Paolo
- San Pietro
- Santa Chiara
- San Patrizio
- San Clemente
- Volto Santo
- Mandylion

Per maggiori informazioni:
LABORATORIO ICONOGRAFICO
Sandra Carassai: 335.6387146

La scelta di presentare le icone in un “non-luogo” come un grande magazzino dismesso può urtare, perché l'icona è per la liturgia, ma non possiamo permettere “che Cristo resti una parola accanto alla nostra umanità in cammino”: questa è la ragione ultima di una mostra che vede insieme spressività personali diverse, non in una contrapposizione ma in una sinfonia, in cui l'icona è tanto più personale quanto più è comunitaria.

L'iconografo non cerca di imitare al realtà ma di svelarne l’essenza; presta con semplicità le proprie mani perché la verità emerga. Lo scopo non è l'innovazione o la genialità del singolo ma “la lode, la gioia e la bellezza della Chiesa”., comunità dei Credenti.

Sollecitati dalla Lettera Apostolica “Porta fidei” del Santo Padre, alcuni iconografi hanno scelto le parole del Credo (Nicea, 325 dC) come fil-rouge per presentare in modo coerente la successione delle icone e dei testi e per ri-comprendere le ragioni della propria fede: “credo in Gesù Cristo morto e risorto”, visibile nelle icone da “La resurrezione di Lazzaro” a “Pentecoste”; “credo in Gesù Cristo nato da Maria” nelle icone del Volto dei volti e della Madre di Dio e “credo la Chiesa” in quelle dei Santi e di Maria.

Segue poi uno spazio dove, attraverso “la trasfigurazione della materia dal legno all'icona”, vengono presentati i materiali e le fasi operative per la realizzazione delle opere esposte. Nell'Atelier Iconografico ci saranno iconografi all’opera per l’intera durata della mostra.

Infine un ciclo di incontri su “l'esperienza del Volto dei volti”, presenta storie e riflessioni con persone per le quali Cristo è un fatto così presente tanto da “cambiare” realmente la propria vita.

Presentiamo quindi la mostra "Icone della Fede" non per una "devota archeologia” ma per suggerire una chiave di lettura per decifrare e/o trasfigurare la propria umanità nel mondo sempre più complesso, frantumato e mercificato.

 

Icone nella fede

 

 

autore: Stefano Della Ceca  |  gioved 15 novembre 2012

 

 

 

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