SARTO PER SIGNORA

di Georges Feydeau

 

Questa estate, dopo il successo di Giugno, riproporremo

“SARTO PER SIGNORA”,

una commedia di equivoci, molto simile, e scusate se lo cito ma è il mio scrittore preferito, all’ “Importanza di chiamarsi Ernesto-Onesto” di Oscar Wilde. Una divertentissima commedia, in cui una suocera 'pallosa’ (strano vero!) si intromette nel rapporto amoroso di sua figlia che è stata tradita da suo marito, un ‘Don Giovanni’ con i fiocchi la cui amante, di nome Susanna, è una giovane molto vanitosa e ‘ochetta’ che ama mettere le corna a suo marito il quale, a sua volta, la tradisce con un’altra, la quale a sua volta tradisce suo marito con un generale, il quale… … Beh! Come potete capire è più facile vederla che raccontarla.

 

 

Lucia Della Ceca

 

 

Regia:

Sauro Savelli

Personaggi ed interpreti

Moulineaux, medico:

Michele Pinciaroli

 

Bassinet, suo amico:

Fabio Bacaloni

 

Signor Aubin:

Andrea Crocenzi

 

Yvonne, moglie di Moulineaux:

Roberta Porfiri

 

Stefano, Maggiordomo:

Francesco Paparelli

 

Signora Aigreville:

Maria Chiara Teloni

 

Rosa, amante di Aubin:

Lucia Della Ceca

 

Susanna:

Chiara Ramo

 

Signora D'Herblay:

Cinzia Crocenzi

 

Pomponette:

Elisabetta Crocenzi

 

Sarto per signora (Tailleur pour Dames) fu scritta da Feydeau a venticinque anni, nel 1887, ed è da considerarsi il suo effettivo battesimo come autore teatrale e il suo primo grande successo comico. Non siamo ancora nella fase degli esasperati meccanismi drammaturgici de "La Dame de Chez Maxim", ma in una fase più leggera, come di studio, in cui l'autore sembra prendere le misure della grande tradizione del vaudeville francese del XIX° secolo. 

 

La sua regola prima era il provocare l'incontro di due personaggi che avevano il massimo interesse a sfuggirsi: il loro trovarsi faccia a faccia generava la sorpresa e scatenava l'intreccio. Feydeau contribuì ad imporre il vaudeville in modo definitivo, ad elevarlo a genere nobile affrancandolo dalla volgarità: un progetto analogo a quello di Goldoni che, un secolo prima, aveva riformato la Commedia dell'Arte. 

 

Molti critici, nell'analizzare la tecnica di Feydeau, hanno sottolineato il suo talento di commediografo "ingegnere", presentandolo come un costruttore di meccanismi comici di alta precisione. Ma egli ci mostra, deformato, lo spettacolo del mondo reale, divertendosi a sovrapporgli un suo universo fittizio, fino a che i due universi si confondono: l'uno più assurdo dell'altro.

 

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